Sette secoli fa, nell'anno del primo Giubileo (1300), fu posta la prima pietra della
Cappella che Enrico Scrovegni, ricco banchiere e uomo d'affari padovano, aveva fatto
erigere a completamento del palazzo.
Per adornare l'edificio, destinato ad accogliere lui stesso e i suoi discendenti dopo la
morte, Enrico chiamò due tra i più grandi artisti del tempo: a Giovanni
Pisano commissionò 3 statue d'altare in marmo raffiguranti la Madonna con Bambino
tra due diaconi, a Giotto la decorazione pittorica della superficie muraria.
Giotto era un artista già celebre: aveva lavorato per il papa nella Basilica di
S.Francesco in Assisi e in S.Giovanni in Laterano a Roma, a Padova nella Basilica di
S.Antonio e nel Palazzo Comunale (detto "della Ragione").
A lui venne affidato il compito di raffigurare una sequenza di storie tratte dal Vecchio
e dal Nuovo Testamento che culminavano nella morte e resurrezione del Figlio di Dio e nel
Giudizio Universale, allo scopo di sollecitare chi entrava nella Cappella a rimeditare
sul suo sacrificio per la salvezza dell'umanità.
Egli immaginò una struttura architettonica in finti marmi dipinti che sorregge la
volta dall'aspetto di cielo stellato e i riquadri con le storie della Vergine e di Cristo.
L'opera fu ultimata in tempi molto brevi tanto che nel 1305, dopo 2 soli anni di lavoro,
la Cappella era tutta decorata e veniva consacrata per la seconda volta.
Non si sa nulla, ancora oggi, della storia della Cappella fino all''800, quando
rischiò di scomparire per il disinteresse dei nuovi proprietari che avevano
lasciato crollare il portico sulla facciata ed il palazzo fatto costruire da Enrico.
Questi eventi si rifletterono negativamente sulla Cappella, rimasta senza appoggio e
priva di protezione sul lato sinistro e sulla facciata. L'intervento del Comune, che nel
frattempo l'aveva acquistato (1881), servì ad impedirne la perdita, ma sia l'edificio
che gli affreschi erano già gravemente danneggiati.
Furono messi in opera radicali interventi di restauro soprattutto a fine '800 e agli
inizi degli anni '60. Ma più recentemente si era venuto a creare un nuovo fenomeno
di degrado causato dall'inquinamento, per cui il colore si polverizzava e cadeva.
Per capire come interviene, per alcuni anni furono effettuate indagini scientifiche
mirate dai cui risultati si potè dedurre cosa fare per rallentare il degrado e,
soprattutto, per impedire che in futuro esso subisse di nuovo pericolose accelerazioni.
Gli interventi conseguenti ebbero conclusione quando, il 31 maggio 2000, venne attivato
il Corpo Tecnologico Attrezzato (CTA), "polmone tecnologico" a protezione del
più importante ciclo pittorico di Giotto ed uno dei più importanti di tutti
i tempi.
Solo dopo averne controllato per un anno il corretto funzionamento di prevenzione
ambientale si sono potute iniziare le operazioni di conservazione e di restauro.
I criteri seguiti, esposti in occasione della presentazione al pubblico del progetto di restauro il 12 giugno 2001. presso il Museo civico agli Eremitani, sono:
Quanto al punto 1. si è proceduto al consolidamento dell'intonaco e della pellicola
pittorica ed alla rimozione delle efflorescenze saline, che ottundevano il rilievo plastico
delle immagini oltre a mantenere attivo il degrado; per il punto 2. gli aspetti più
importanti riguardano, per la loro estensione, le mancanze del colore azzurro di fondo e le
stuccature di lacune dell'intonaco dovute a vecchi restauri. Le lacune nell'azzurro vengono
"abbassate" cioè fatte arretrare otticamente in modo da non dare fastidio a
chi guarda pur senza ripristinare il colore mancante e si cerca di fare assumere alle
stuccature un aspetto il più possibile omogeneo, di "intonaco abbassato",
perchè interferiscano al minimo nella lettura dell'immagine.
In casi particolarmente significativi (per esempio la finta architettura dipinta che sorregge
tutta la decorazione e sostiene riquadri) le lacune vengono reintegrate "a
tratteggio"e - come sempre negli interventi sulle lacune - ad acquerello.
Nel cantiere, diretto da Giuseppe Basile hanno lavorato restauratori e allievi della scuola
di restauro dell'ICR (coordinati da F. Capanna e A. Guglielmi), affiancati, per ciò
che riguarda gli interventi di massima urgenza, dalle Ditte di restauro di opere d'arte
Conservazione e restauro di Colalucci-Bartoletti, Pinin Brambilla Barcilon, Giantomassi-Zari,
Conservazione Beni Culturali, Tecnireco di Fusetti-Virilli.
A supporto del cantiere: i laboratori ICR, scientifici (coordinatore M. Marabelli) e di
documentazione digitale (coordinatore F. Sacco), il Comitato internazionale di esperti nel
restauro di dipinti murali, la Commissione interdisciplinare per il restauro della Cappella,
costituita da funzionari tecnici del Comune e del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali e da esperti universitari e coordinata da Annamaria Spiazzi.
Per informazioni più dettagliate consultate la pagina sui restauri in corso del sito
ICR: http://www.icr.beniculturali.it/indexj.html.